Parlando delle competenze e della necessaria trasparenza delle scelte da parte degli amministratori pubblici scelti dai partiti, va sottolineato il ruolo fondamentale che deve essere riconsegnato all’Urbanistica, essendo questa materia l’àmbito nel quale più ampie sono le competenze e i poteri che la legge assegna alle Amministrazioni comunali oggi.
Le scelte urbanistiche sono quelle con le quali un Comune, oggi, può incidere di più nella vita dei cittadini e delle imprese. Ovvio che, per poterle fare nel migliore dei modi, occorre che gli amministratori chiamati a decidere abbiano le necessarie competenze e che siano supportati da personale e strutture tecniche all’altezza.
Il ruolo dell’Urbanistica è invece progressivamente passato in secondo piano, nelle politiche delle giunte degli ultimi decenni, anche di quelle di centrosinistra. Questo nonostante si spenda molto tempo e fatica per produrre piani regolatori, cartografia, normative tecniche. I Comuni ottemperano, in genere, a questi passaggi burocratici e progettuali che la legge gli impone; ma la fase attuativa raramente è portata avanti con coerenza e volontà in modo da seguire il progetto fissato in fase progettuale (questo è oggettivamente riscontrabile dall’esame dello sviluppo urbano della gran parte delle città italiane).
Occorre ribadire perciò la necessità di una pianificazione urbanistica che porti avanti un progetto complessivo della città, con una visione che sia coerente coi tempi che tale progettazione richiede e non limitata alla durata di un mandato elettorale (una pianificazione seria comincia a dare frutti dopo almeno dieci anni).
La pianificazione urbanistica – dovrebbe essere ovvio – non consiste nel realizzare alcuni edifici pubblici sparsi o qualche strada; essa è il progetto di insieme della città e del suo sviluppo, realizzato razionalmente e spiegato ai cittadini passo per passo, senza paura del confronto o delle critiche. E’ solo in questi termini che la pianificazione può dare ai cittadini e alle imprese un miglioramento importante nella qualità della vita e nell’efficienza della infrastrutture.
Certo, anche realizzare una singola scuola, un impianto sportivo, una strada va a vantaggio della popolazione. Ma far ciò senza avere in mente un progetto complessivo di città significa rinunciare a una parte enorme del vantaggio che viene da una pianificazione di insieme. E questa rinuncia non è giustificabile. Peggio: è una colpevole mancanza.
Ricordiamo poi (può sembrare una ovvietà) il ruolo enorme che ha sullo sviluppo economico quella rete di infrastrutture e di servizi per le imprese la cui carenza è spesso sottolineata come caratteristica dei nostri territori: anche un sistema di infrastrutture (non solo viarie) può formarsi solo attraverso una adeguata pianificazione complessiva del territorio; viceversa, la crescita spontanea porta alle carenze e ai problemi che segnano appunto gran parte delle nostre aree produttive.
Va inoltre ricordato che non c’è Urbanistica senza sviluppo. La pianificazione urbanistica si fa prevedendo lo sviluppo urbanistico sul territorio; diversamente essa non ha alcuna possibilità di attuare quella progettazione di insieme delle aree urbane e di incidere significativamente sulla qualità di vita dei cittadini.
Fare pianificazione urbanistica senza prevedere sviluppo è come salire su un’automobile senza benzina e indicare la meta che si vuol raggiungere.
A questo proposito occorre ribadire con forza che lo sviluppo urbanistico non è in antitesi alla tutela del territorio e dell’ambiente; è esattamente l’opposto: solo uno sviluppo rigorosamente pianificato e vincolato garantisce la qualità ambientale, oltre alla qualità della vita complessiva dei cittadini. Pianificare un teorico “sviluppo zero” significa rinunciare a governare la crescita (se e quando ci sarà: questo non dipende dai Comuni ma dalle reali esigenze dei cittadini) tentando – invano – di frenare quelle eventuali esigenze di sviluppo.
Competenza, scelte chiare e trasparenti, volontà politica possono far sì che l’Urbanistica abbia un ruolo importante e positivo nella vita di una città e di un territorio, venendo incontro ad esigenze concrete e risolvendo problemi concreti.
Paolo Beneforti
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