Prima che la paura diventi malattia

 
  • Written by:  G.Paci
  • Date Posted:  gennaio 31st, 2012
  • Category:  welfare
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L’ammodernamento del nostro sistema locale di welfare è sicuramente una delle sfide più impegnative dei prossimi anni. E’ anche una delle cose su cui un Sindaco e un Comune possono fare molto, a differenza di altri ambiti. In periodi di difficoltà economica, le preoccupazioni tendono a trasformarsi in paure, le paure in ansie, le ansie in malattie. Un moderno approccio di politica della salute, intesa in senso lato, sa che un’intelligente ed efficace opera di sostegno deve intervenire nel cuore di questo processo. Sulle preoccupazioni non possiamo farci niente, sono un fatto e una caratteristica costitutiva delle nostre società, così come esse si sono venute sviluppando negli ultimi decenni. Intervenire sulle malattie provocate dal disagio sociale, con un approccio riparativo, significa spesso alleviare una sofferenza temporanea destinata a riprodursi, oltre a essere molto costoso e, spesso, frustrante nella sua scarsa propensione al successo.

Molto invece si può fare per impedire il passaggio dalla preoccupazione alla paura e dalla paura all’ansia. E’ qui che entra in gioco la creazione di un sistema locale capace di ascoltare e di sostenere le persone prima che diventino “casi” da destinare a qualche “servizio”.

La premessa per costruire un sistema efficace deve essere di tipo culturale e, da qui, ricadere sia sul versante organizzativo che su quello professionale. I punti salienti di questa battaglia culturale sono:

- la de-sanitarizzazione e la de-medicalizzazione dell’approccio alla salute

- il rafforzamento della rete di ascolto e accoglienza del bisogno

- il rilancio del lavoro di équipe e di collaborazione tra le diverse professionalità

Questo significa, in concreto, da una parte prefigurare la riforma dei servizi sociali, sanitari, dell’istruzione e del lavoro, a livello territoriale, considerandoli un tutt’uno e orientandoli verso un’integrazione organizzativa diffusa sul territorio; dall’altra integrare l’offerta pubblica con le energie del privato sociale attraverso forme di collaborazione non strumentali ma finalizzate all’ottimizzazione delle competenze e delle risorse.

L’idea potrebbe essere quella di diffondere sul territorio centri di ascolto che mettano insieme professionalità sociali e sanitarie, operatori sociali del terzo settore, operatori pubblici dei centri per l’impiego e servizi di consulenza specialistica anche a carattere privato. A questi centri dovrebbero rivolgersi le persone che si trovano di fronte una difficoltà di tipo economico, sociale, di salute, lavorativa e che necessitano di una lettura complessiva della loro situazione e un progetto personalizzato di uscita dalla condizione di difficoltà. Questi luoghi dovrebbero sperimentare forme di accoglienza sburocratizzate e, al loro interno, le varie professionalità coinvolte sarebbero impegnate in un lavoro periodico di consultazione e coordinamento affidando a un “tutor” il compito di seguire il buon esito del progetto individuato.

Per attuare questo tipo di sperimentazione ci vuole qualcuno che abbia caparbietà e coraggio. Qualcuno che rompa con le autoreferenzialità delle burocrazie comunali e dell’azienda USL, che tratti con la Provincia l’organizzazione dei servizi per l’impiego sul proprio territorio, che si faccia interlocutore credibile e garante delle organizzazioni del terzo settore e che sappia proporre (e imporre se necessario) un modello cooperativo alle riottose e individualistiche professionalità che albergano nei pubblici servizi: sociali, sanitari, educativi, del lavoro.

Vorrà e saprà il prossimo Sindaco impegnarsi in questa direzione? Sarà capace di passare dal modello “sanitario-centrico”, imperante, a un modello di promozione sociale? Saprà orientare in questo senso la nascente Società della Salute, contrastandone la deriva “sanitaria”? Saprà ridare fiducia a una società civile che, in questi anni, ha visto spesso, da parte dell’interlocutore pubblico, uno stanco e burocratico ripetersi di cose già viste e discorsi già fatti? E’ da augurarsi di sì, perché i tempi a venire saranno tempi difficili.

Giovanni Paci

PS: Per chi non lo conoscesse o non lo avesse riconosciuto, quello nella foto è Ivan Illich

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