Pubblichiamo questa riflessione di Sauro Gori, da anni impegnato nel campo dell’inclusione sociale. Mi sembra che che le sue domande debbano far riflettere qualsiasi persona e qualsiasi città voglia definirsi “civile”.
Giovanni Paci
Purtroppo come tutte le domeniche prima e dopo la S. Messa delle 10,30 a S.Andrea una processione di poveri si avvicina al parroco per chiedere un’elemosina.
Ci sono facce conosciute e altre nuove; venute da oltre Italia o sospinte dal quel movimento anomalo per cui certe persone devono cambiare luoghi e permanenze pensando di trovare soluzioni più favorevoli al loro girovagare.
Ci sono i soliti insistenti che non sono mai contenti di quel poco che in quel contesto è possibile distribuire. Il numero maggiore è dato da quelle persone, normalmente uomini, non più giovani, incapaci di sostenere un qualsiasi tipo di lavoro, perlopiù invalidi, conosciuti dai servizi, che entrano ed escono da un qualche” programma” ma che non trovano una sistemazione ragionevole.
Ma questa mattina mi sono soffermato a parlare con alcuni di loro che sono particolari: conosciuti ma non visti dai servizi, talmente “ruvidi” che rifiutano proposte anche ragionevoli ma soprattutto inquadrati in un modo che “non possono” essere aiutati: non hanno la residenza nel Comune di Pistoia oppure non hanno un permesso di soggiorno e purtroppo hanno seri problemi di dipendenze.
Non possono perché appena ti rivolgi ai servizi devi dimostrare di avere la residenza altrimenti, questa è la risposta, non si può fare assolutamente nulla.
Ma più dei ragionamenti è poi il freddo che prende il sopravvento e anche stare a parlare diventa un tormento e così la domanda è spontanea: ma dove dormi questa notte?
Due uomini sulla quarantina mi dicono nel treno laggiù vicino allo scalo merci. Uno, ex operaio edile, ha una soluzione più fantasiosa: prende l’ultimo treno per Prato che sosta poi in stazione fino alla ripartenza della mattina dopo verso Bologna, ma occorre svegliarsi prima delle 5,30 per non correre il rischio di ritrovarsi in viaggio con la Polfer che ti chiede un biglietto che non hai. Uno dorme sotto il loggiato della chiesa dei cappuccini. Tre dormono in una casa abbandonata alle Ville Sbertoli. Un altro ancora “pernotta” dentro un cantiere edile dove sono lavori sospesi. Un altro ancora, più fortunato, ha trovato ospitalità temporanea da un amico-collega.
Ne ho contati 9 solo chiaccherando un paio d’ore la domenica mattina ma sicuramente sono molti di più. Magari si vergognano o non amano farsi vedere in compagnia di altri.
Domando a tutti voi/noi: ma che Pistoia siamo che non riusciamo a trovare un posto da dormire per una decina di “disperati” quando il termometro scende a -5/-7? La mancanza delle carte giuste è un motivo sufficiente per non fornire una soluzione seppur provvisoria? Che difficoltà hanno i servizi sociali ad organizzare un appartamento temporaneo ,magari con un tutor,” per permettere” di non morire di freddo?
Non valga l’affermazione (probabilmente anche vera) che” preferiscono” stare nei loro luoghi; preferire significa scegliere ma se non puoi scegliere non puoi neppure dire che avevi un’alternativa.
Certi livelli minimi di sostegno sociale mi sembrano indispensabili per una civiltà a democrazia evoluta come ci amiamo definire.
Sauro Gori
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